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Abbiamo raccolto da Internet diversi articoli sulla“Metodologia di allenamento nel Ciclismo Giovanile” e riunendoli abbiamo realizzato una sorta di riassunto, il primo è un articolo di S. Frigato del 09 Aprile 2009 “La metodologia di allenamento sui giovanissimi” e gli altri sono stralci raccolti sul web, spero che gli autori non ce ne vogliano.

Occorre però fare una piccola introduzione al Ciclismo Giovanile: la Federazione Ciclismo Italiana pubblica annualmente il Regolamento Tecnico aggiornato che disciplina l’attività ciclistica dei Giovanissimi:

Categorie Atleti

Possono svolgere le attività previste per la categoria i giovani di ambo i sessi, di età compresa tra i 7 ed i 12 anni, suddivisi nelle seguenti fasce di età e relative categorie:

categoria G1: 7 anni maschile e femminilecategoria G2: 8 anni maschile e femminilecategoria G3: 9 anni maschile e femminilecategoria G4: 10 anni maschile e femminilecategoria G5: 11 anni maschile e femminilecategoria G6: 12 anni maschile e femminile

Nelle prove di velocità, nelle prove su strada, tipo pista e pista è prevista la limitazione nell’utilizzo dei rapporti, secondo il seguente schema: CATEGORIE SVILUPPO METRICO

G1 maschile e femminile mt.3,10G2 e G3 maschili e femminili mt. 3,70G4 e G5 maschili e femminili mt. 5,00 G6 maschile e femminile mt. 5,55

Le prove su strada, devono svolgersi su percorsi possibilmente non superiori ai 1500 metri da ripetere più volte a seconda delle categorie nel rispetto della seguente tabella:

– cat. G1: max. km. 3 – cat. G2: max. km. 5– cat. G3: max. km. 7 – cat. G4: max. km. 10– cat. G5: max. km. 12 – cat. G6: max. km. 18.

Discipline Sportive Ciclismo

La metodologia di allenamento sui giovanissimi Scritto da Simone Frigato:

Quando sportivamente parlando si interagisce con ragazzi in giovane età (7-12 anni) occorre porre particolare attenzione al sistema d’allenamento da proporre in ogni seduta. Come sistema d’allenamento si intende qualsiasi operazione atletica, mentale, comportamentale finalizzata al miglioramento del più ampio bagaglio di qualità del ragazzo.

Nel ciclismo, dove la preparazione atletica è strutturata secondo una metodologia specifica basata su lavori di volume e di quantità alternati a esercizi di rapidità, richiami di agilità e ripetute di forza resistente o rapida in virtù degli obiettivi da perseguire a breve e lungo termine, dobbiamo studiare a livello giovanile il corretto sistema per stimolare la crescita fisico-atletica ma non anticiparla e nello stesso tempo lavorare psicologicamente creando mete e traguardi da raggiungere volta per volta.

Somministrare lunghe sedute su strada, accumulando km e km nelle gambe è controproducente e rischia seriamente di provocare squilibri biochimici e fisiologici all’interno dell’organismo, mentre quest’ultimo “investe” energie per il normale accrescimento e sviluppo del fisico e pertanto non ha gettoni da spendere per un’attività fisica condotta strenuamente.

Anche portare ragazzi di 11 anni a scalare salite più o meno dure in collina è privo di significato e non è supportato da una base scientifica: somministrare lavori di forza ad un giovanissimo non ha evidenti effetti in termini di miglioramento della performance, anzi sono dannosi per cartilagini, articolazioni, saldature ossee, secrezioni ghiandolari, poiché ancora l’individuo non è giunto alla fase puberale, il classico periodo della vita che induce significativi cambiamenti morfologici, strutturali (massa ossea, massa muscolare) e funzionali (sistema cardiocircolatorio, respiratorio) a seguito dello sviluppo ormonale.

Specie nei bambini che praticano ciclismo dai 7 ai 10 anni è bene insistere sull’acquisizione delle capacità coordinative generali (controllo e apprendimento motorio) per poi progredire verso quelle speciali con esercitazioni di abilità sulla bicicletta (capacità di reazione motoria, fantasia motoria, capacità di equilibrio, ritmizzazione della pedalata, capacità di orientamento spazio-temporale, capacità di combinazione motoria, come ad esempio in prossimità di una curva si deve cambiare rapporto, sistemare correttamente le mani sul manubrio e alzare il pedale interno).

Quindi le esercitazioni con birilli e ostacoli rappresentano la prima tappa da superare, da non rilegare in secondo piano o rimandare nel tempo. Per i più esperti (3-4 anni di attività già alle spalle) e per la fascia 11-12 anni si possono già proporre prove di velocità e di rapidità, test atletici cronometrati, tutte quante esercitazioni corrette che producono effetti positivi a livello neuromuscolare, ovvero sul reclutamento delle unità motorie in risposta allo stimolo che può derivare da un fischio o da un gesto di partenza da parte dell’allenatore.

E’ importante non forzare la crescita di un ragazzo, anticiparne i tempi di sviluppo fisiologico può avere infatti riscontri visibili nei primi anni con risultati eccellenti ma il destino sportivo, e a volte anche di normale deambulazione, verrà compromesso quando i carichi di lavoro si faranno via via più intensi con l’età e l’organismo non ha potuto costruire le fondamenta per costruire l’edificio.

Allenare giovani atleti significa anche educarli allo sport e alle regole principali su cui questo si basa: sacrificio, forza di volontà, rispetto per compagni e avversari, lealtà, grinta. L’attività fisica rappresenta uno sfogo per l’adolescente, un momento della giornata dove rilassa la mente ma stimola tutte le altre parti del corpo, quindi cuore, polmoni, muscoli ad adattarsi progressivamente ad uno stress fisico portato volontariamente con regolarità e continuità. Per coloro che mostrano particolari tendenze ad uno stato di obesità, è bene che nelle giornate di stacco dal ciclismo, escano almeno un’ora all’aria aperta e corrano dietro a un pallone, o in alternativa organizzino giochi a carattere ludico con amici in cui sia significativo il dispendio energetico.

Per scoprire la morfologia di una persona (adolescente o adulto che sia) si può fare riferimento al BMI (indice di massa corporea) calcolato come peso (kg) / altezza (cm)(<18 è magro; 18-25 normale; 25-30 sovrappeso; 30-40 obeso).

Ultimo parametro di allenamento è rappresentato dalla psicologia applicata sull’atleta. Fare sport, come nella vita, richiede continui traguardi da raggiungere, non si fa ciclismo tanto per fare, si pedala per raggiungere uno scopo, chi per stare in forma, chi per vincere il prosciutto, chi per superare i propri limiti.

Quindi è fondamentale inserire nella mente di ogni giovane ciclista un obiettivo primario (la Coppa d’Oro, il campionato italiano ecc..) e tanti piccoli traguardi intermedi che possono essere test atletici, gare, risultati, in modo da mantenere sempre alta la concentrazione e indurre motivazioni, volontà e tenacia nel portarli a termine in modo soddisfacente. (anche a livello di squadra).

Capiterà spesso che il ragazzo arrivi a casa sfiancato dall’allenamento, ma sarà soddisfatto di se stesso, sarà gratificato e non vedrà l’ora di raccontarlo l’indomani al compagno di banco, stimandosi per un’azione sportiva non comune nei giovani di oggi. Molti di questi giovani iniziano ciclismo combattendo con uno stato di pigrizia che quotidianamente li affligge, altri mostrano timidezza e chiusura verbale e sui pedali trovano l’ambiente giusto per aprirsi, per esprimersi e farsi notare nella società, senza dover fare i conti con la panchina o la non convocazione, con l’eliminazione, con la sconfitta… nel ciclismo tutto questo non si verifica, ognuno è libero di fare la propria corsa, c’è un vincitore ma nessuno esce sconfitto, a nessuno è negato l’applauso sotto lo striscione d’arrivo, anche se è l’ultimo arrivato.

Varie dal web

Troppo presto genitori e direttori sportivi portano il bambino in sella alla bici su strada con l’aspettativa di scoprire un nuovo campione. L’allenamento sottintende una programmazione, un buon numero di rinunce, degli sforzi imposti, quindi fatica e stress. Ma questo spesso non è ben considerato pensando che sia tutto molto facile e scontato.
Che il bambino cerchi delle sensazioni, di imitare un campione, di divertirsi con la piccola e breve competizione è ammissibile e veritiero. Ma dal divertimento ad una vera gara di ciclismo per bambini con un circuito di 3 km e una pendenza del 3% per un tratto di 300 metri c’è una bella differenza che spesso sfugge ai genitori. Vedere un bambino poco allenato, affrontare una gara vera e soffrire con smorfie di dolore è uno spettacolo poco piacevole.

L’arte dell’allenatore, per questa categoria di allievi, consiste nell’accompagnare il bambino a divertirsi in un incontro (e non allenamento) in bicicletta. I direttori sportivi che si comportano diversamente e con minore attenzione all’età evolutiva dei giovanissimi allievi fanno si che le categorie giovanissimi registrano il maggior numero d’abbandoni dell’attività ciclistica.

In tali casi la pratica di questo sport non ha permesso ai bambini di trovare quelle gioie che essi speravano di trovare, e questo, la maggior parte delle volte, è colpa dell’ambiente degli adulti che li circonda (genitori, dirigenti, allenatori, persone che nella loro vita da giovani non hanno trovato quelle soddisfazioni nello sport o magari sono stati dei campioni e pretendono dal loro piccolo bimbo che diventi un campione).

Gli adulti che si occupano dei giovani nelle società non devono dimenticare che i risultati realizzati nelle categorie giovanissimi ed esordienti, non presagiscono niente rispetto a quelli che saranno i risultati in età adulta.
In effetti, a 10 anni, certi giovani sono già fisicamente forti e dominano le corse, ma il loro margine di miglioramento é debole. Al contrario d’altri che alla stessa età sono ancora gracili, ma si sviluppano più tardi… per questo motivo, le gerarchie cambiano molto tra i giovani nel corso degli anni, ed in fin dei conti non significano un gran che.

Alcuni genitori montano la testa a bambini di 8-10 anni che dominano le categorie dimenticando di preparare i giovani ad accettare le sconfitte facendogli credere che vinceranno sempre. State pur certi che questi ciclisti in erba abbandoneranno il ciclismo nel momento delle prime difficoltà, sentendosi svantaggiati in un ambiente che solo apparentemente li considerava i migliori.

Per contro, bisogna impiegare tutte le energie per incoraggiare i giovani che non ottengono dei risultati positivi, mettendo davanti a tutto la socialità, l’amicizia, la scoperta ambientale. Bisogna occuparsi di loro con la stessa attenzione che si dedica ai migliori, poiché i giovani risentono profondamente della corretta integrazione in un gruppo che nell’attività ciclistica è sinonimo di Squadra. Oggi è spesso possibile notare che diverse società selezionano ed iscrivono ragazzi vincenti ad una età di 8-10 anni. Al contrario, bisogna occuparsi di tutti i giovani che bussano alla porta della società!

 
 
 
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